Articolo pubblicato il 16/08/2025
I mogòtes di Vinales sono delle singolari colline a forma di puntaspilli che ricordano le colline calcaree di Quilin nel sud della Cina. Raggiungiamo a cavallo la casa di un campesino che coltiva tabacco. Si dice che quello di Cuba sia il migliore nel mondo, e quello di questa provincia il migliore di Cuba. Mentre sua moglie sbuccia della frutta, noi assistiamo alla nascita di un sigaro artigianale. Alcune foglie arrotolate con la carta di giornale e, come rivestimento, una foglia di qualità diversa dalle altre. La chiusura dal lato della bocca si ottiene immergendo la punta del dito nel miele.
La Gran Caverna de Santo Tomàs è il più grande sistema di grotte di Cuba. Dei 47 chilometri di gallerie distribuite su otto livelli, soltanto un chilometro, a 42 metri di profondità, è aperto al pubblico, e la visita dura un'ora e mezzo. Ma noi non siamo il pubblico… noi siamo gli amici di un dirigente che vive e lavora lì, e così, verso la mezzanotte, indossiamo i caschi regolamentari e partiamo per la nuova avventura. L'ingresso è semplice, ma solo quello. Si tratta di arrampicarsi su pareti, di discendere ripide scogliere, di passare in cunicoli strettissimi per poi trovarsi in ambienti da agorafobia, dove si generano quei processi che la natura compie in milioni di anni. L'umidità è alta e l'aria è satura, ma tutto si giustifica quando ci si trova di fronte a formazioni rocciose che scintillano come le stelle nel cielo. Il salòn del caos è un percorso impegnativo. Tra un passaggio che sembra quello buono ed un buco strettissimo, a volte devi preferire quest'ultimo. Di certo, senza le illuminate attenzioni dei nostri amici esperti, staremmo ancora lì. Verso le tre di notte, risalendo per un altro passaggio, usciamo finalmente allo scoperto e ci fermiamo a riposare. Ma non siamo a terra. Per conquistare il meritato riposo, occorre ancora discendere la parete attraverso una fitta foresta.
La Casa del Campesino, in cui il Comandante in Capo si fermò nel '59, quando cominciò ad attuare la riforma agraria. Come prima cosa ci sdraiamo sul letto su cui Castro dormì. Le foto all'interno della capanna ritraggono l'illustre visita. C'è il padrone di casa con altri amici e Fidèl, in un'altra Fidèl è sul bordo del fiume di fronte alla grotta dove faremo il bagno e poi, in un'altra ancora, Geraldine. Sì, proprio lei… la figlia di Charlie Chaplin! Di fronte alla casa c'è il fiume, che si perde in antri e meandri. Naturalmente ci buttiamo. Il fondo è sabbioso e bisogna stare attenti agli scogli appuntiti, soprattutto quando ci si inoltra all'interno delle caverne, dove la visibilità gradualmente diminuisce fino a diventare zero.
Capo Jutias. Noleggiamo una barca con relativo pilota per fare un po' di immersione. Un grande cartello con l'immagine del Che ci saluta al nostro passaggio da Minas de Matahambre. Il mare non è proprio calmo, e l'acqua ci spruzza il viso mentre dirigiamo la prua verso un isolotto disabitato che si trova di fronte. Il capitano mi chiede: "Italia, vuoi pescare?" Gli rispondo "No, Cuba… i pesci preferisco vederli nuotare!" Ma poi me lo chiede ancora una volta. E accetto. Tiriamo su tre grossi pesci. Scendiamo sull'isolotto e lo esploriamo, mentre il capitano squama il nostro bottino. Sulla sabbia, alla deriva, giacciono gusci di molluschi e conchiglie di ogni genere. Sembra un mercatino con manufatti umani, invece è tutto gratis e l'artigiano è la natura. I cocchi seccati al sole sono il rifugio dei paguri, e gli alberi abbattuti dagli uragani giacciono morti nell'acqua cristallina. Una meraviglia. Risaliamo in barca e andiamo nel posto prescelto per l'immersione, tra pesci colorati e coralli scuri. Il cielo si sta annuvolando e la sera si avvicina. Comincia l'attacco feroce dei mosquitos, le cui punture provocheranno un prurito che tornerà con noi in Italia e ci farà compagnia nei giorni a seguire.
E' sera alla scuola di speleologia El Moncada. Incontriamo ancora nuovi amici, tra cui una coppia di speleologi italiani che ceneranno con noi. Lui si chiama Roberto e di professione fa il fotografo. La conversazione diventa subito interessante, ma si fa sublime quando mi racconta di avere cenato più volte con Alberto Korda, l'uomo che scattò la foto del guerrillero heroico, che sarebbe poi divenuta la più riprodotta al mondo. Quel breve e intenso incontro è solo uno di quei momenti fortunati che non si dimenticano. Personalità delineate e dall'animo nobile, che puoi incontrare solo se metti il naso fuori dalla tua piccola casa e dalle stupide certezze.
Ma ciò che ci ha reso veramente felici è che il nostro denaro lo abbiamo distribuito, senza il minimo pensamento, nelle mani di ciò che, tra le infinite altre, rende questo posto veramente unico: il popolo cubano. Mentre si scatena il diluvio universale, ci avviamo sulla strada del ritorno. Un aereo ci riporta a casa, mentre la pioggia continua a cadere copiosa, fuori e dentro di noi. Forse è Cuba che piange perché stiamo per andar via. E a noi piace credere che sia così. Penseremo spesso all'isola lontana e alla favola cubana. Il suo imperscrutabile destino non ci lascerà mai indifferenti.
Di ritorno in Italia le televisioni del mondo annunciavano che il lider maximo Fidèl Castro lasciava la guida del Paese nelle mani di suo fratello Raùl!